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Eredità senza eredi: chi si occuperà di me? del mio coniuge? di noi?Testamento, adozione di maggiorenne e contratto di mantenimento per tutelare la persona, organizzare l’assistenza futura e decidere la destinazione del patrimonio

Un recente caso deciso dal Tribunale di Modena ha riportato l’attenzione su un fenomeno destinato ad assumere crescente importanza: quello delle eredità prive di eredi.

La vicenda riguarda un uomo deceduto nel marzo 2009 in provincia di Reggio Emilia, il cui patrimonio comprendeva beni immobili situati in provincia di Modena. Dopo una lunga procedura di eredità giacente e la prescrizione del diritto di accettare l’eredità da parte dei chiamati, il procedimento si è concluso con l’acquisto dei beni da parte dello Stato.

Non si tratta di un problema isolato. L’invecchiamento della popolazione, la diminuzione delle nascite, la riduzione delle dimensioni delle famiglie e l’aumento delle persone che vivono sole rendono sempre più attuali alcune domande:

Che cosa accadrà al mio patrimonio se non avrò eredi? Chi si occuperà di me quando non sarò più completamente autonomo? E, se vivo in coppia, chi si occuperà dell’ultimo di noi?

Quando l’eredità finisce allo Stato

L’assenza di figli non significa automaticamente che il patrimonio venga acquisito dallo Stato. In mancanza di testamento operano infatti le regole della successione legittima e possono essere chiamati all’eredità il coniuge e gli altri parenti individuati dalla legge.

Quando, invece, non esistono altri successibili, l’art. 586 del codice civile stabilisce che l’eredità sia acquisita dallo Stato. L’acquisto avviene di diritto, senza necessità di accettazione, e lo Stato non risponde dei debiti ereditari e dei legati oltre il valore dei beni acquistati.

Le dimensioni potenziali del fenomeno sono considerevoli. Secondo stime elaborate dall’Evaluation Lab della Fondazione Giordano Dell’Amore per Fondazione Cariplo, il patrimonio riferibile alle persone senza eredi potrebbe raggiungere 20,8 miliardi di euro nel 2030 e 88,1 miliardi nel 2040.

Al di là delle cifre, il fenomeno pone un problema molto concreto di pianificazione personale, assistenziale e successoria.

Molte persone non hanno figli o parenti stretti, ma hanno costruito nel corso della propria vita rapporti affettivi profondi con persone che, in assenza di adeguate scelte giuridiche, potrebbero non ricevere il patrimonio secondo quanto effettivamente desiderato.

Ma la destinazione dei beni rappresenta soltanto una parte del problema.

Non soltanto “a chi andranno i miei beni?”, ma “chi si occuperà di me?”

Per una persona sola o senza figli, la domanda fondamentale non riguarda necessariamente ciò che accadrà dopo la morte.

Prima viene un’altra esigenza:

chi si occuperà di me quando sarò anziano, malato o non più completamente autonomo?

La pianificazione del futuro dovrebbe quindi considerare contemporaneamente due esigenze: stabilire la destinazione del patrimonio e organizzare, per quanto possibile, l’assistenza e la protezione della persona durante la vita.

L’ordinamento mette a disposizione diversi strumenti. Il testamento, l’adozione di maggiorenne e il contratto di mantenimento perseguono finalità differenti, ma possono, quando ne ricorrono i presupposti, essere valutati nell’ambito di una strategia complessiva.

Il testamento

Il testamento rappresenta lo strumento fondamentale attraverso il quale una persona può stabilire a chi destinare il proprio patrimonio dopo la morte, nel rispetto dei diritti che la legge riserva agli eventuali legittimari.

È quindi particolarmente importante per chi non ha figli e desidera beneficiare persone con le quali ha instaurato rapporti significativi.

Il testamento, tuttavia, disciplina essenzialmente ciò che accadrà dopo la morte e, da solo, non risolve il problema dell’assistenza durante la vecchiaia.

L’adozione di maggiorenne

Quando con una persona adulta si è instaurato nel corso degli anni un autentico e consolidato rapporto di natura familiare, può essere valutata, in presenza dei presupposti previsti dalla legge, l’adozione di maggiorenne.

L’adozione non costituisce un semplice strumento di pianificazione patrimoniale. La sua funzione è quella di attribuire riconoscimento giuridico a un rapporto familiare effettivamente esistente.

Da tale riconoscimento derivano, tuttavia, anche importanti conseguenze successorie: l’adottato acquista diritti successori nei confronti dell’adottante secondo quanto previsto dalla legge.

Per una persona senza figli che abbia sviluppato nel corso della propria vita un autentico rapporto genitoriale con un’altra persona adulta, l’adozione può quindi consentire di far coincidere la famiglia giuridica con quella concretamente vissuta, con conseguenze anche sulla futura destinazione del patrimonio.

Il contratto di mantenimento: organizzare oggi l’assistenza di domani

Quando l’esigenza principale è assicurarsi che qualcuno presti concretamente assistenza durante la vecchiaia, può assumere particolare interesse il contratto di mantenimento o, secondo la concreta struttura dell’accordo, il vitalizio assistenziale.

Attraverso tali strumenti è possibile prevedere il trasferimento di beni o altre utilità patrimoniali a fronte dell’assunzione di specifici obblighi di assistenza, cura e mantenimento per tutta la vita.

Le prestazioni possono comprendere, in base a quanto stabilito nel contratto, assistenza materiale e morale, aiuto domestico, accompagnamento, gestione delle necessità quotidiane e sostegno in caso di malattia o perdita dell’autonomia.

Il contratto deve essere predisposto con particolare attenzione, stabilendo con precisione quali prestazioni siano dovute, come debbano essere eseguite e quali garanzie tutelino la persona assistita in caso di inadempimento.

In questo modo il patrimonio non viene considerato soltanto come qualcosa da trasmettere dopo la morte, ma può diventare uno strumento attraverso il quale organizzare e garantire la propria assistenza durante la vita.

Coppie senza figli: chi si occuperà dell’ultimo di noi?

Il problema assume caratteristiche particolari nel caso delle coppie senza figli.

Finché entrambi i componenti della coppia sono autosufficienti, ciascuno rappresenta normalmente per l’altro il principale riferimento affettivo e assistenziale. La situazione può cambiare radicalmente con la morte del primo.

Il coniuge superstite potrebbe trovarsi, magari in età già avanzata, senza la persona che fino a quel momento costituiva il suo principale punto di riferimento.

La domanda diventa allora:

chi si occuperà dell’ultimo di noi?

La pianificazione di una coppia senza figli dovrebbe quindi essere costruita considerando non soltanto la successione del primo coniuge, ma anche la protezione dell’ultimo superstite e la destinazione finale del patrimonio dopo la morte di entrambi.

È possibile, ad esempio, organizzare la successione in modo da garantire anzitutto la sicurezza economica del coniuge superstite e contemporaneamente programmare la destinazione finale dei beni.

Quando esiste una persona adulta con la quale la coppia ha instaurato un autentico rapporto familiare, potrà essere valutata, ricorrendone i presupposti, anche l’adozione di maggiorenne.

Quando invece l’esigenza principale è assicurare concretamente assistenza al coniuge superstite, potrà assumere particolare rilievo il contratto di mantenimento, predisposto tenendo espressamente conto delle necessità dell’ultimo componente della coppia rimasto in vita.

Una tutela più ampia della persona

La pianificazione può inoltre comprendere ulteriori strumenti destinati a proteggere la persona nell’eventualità di una futura perdita dell’autonomia.

In relazione alla situazione concreta possono essere valutate procure, designazione preventiva dell’amministratore di sostegno e disposizioni anticipate di trattamento (DAT).

L’obiettivo è costruire una tutela che consideri contemporaneamente tre aspetti:

la persona, la sua assistenza futura e il suo patrimonio.

Testamento, adozione di maggiorenne, contratto di mantenimento e strumenti di protezione personale non sono equivalenti e non sono automaticamente alternativi. In determinate situazioni possono essere coordinati nell’ambito di una pianificazione complessiva costruita sulle esigenze della singola persona o della coppia.

Tre domande da porsi per tempo

Una corretta pianificazione dovrebbe quindi consentire di rispondere a tre domande fondamentali:

Chi sarà tutelato alla morte del primo componente della coppia?

Chi si occuperà dell’ultimo superstite se perderà la propria autonomia?

A chi sarà destinato il patrimonio quando entrambi non ci saranno più?

L’assistenza dello Studio

Lo Studio presta assistenza alle persone sole e alle coppie senza figli che desiderano organizzare per tempo la propria tutela personale, assistenziale e patrimoniale.

L’attività comprende la valutazione e predisposizione di:

  • testamenti e pianificazione successoria;

  • procedure di adozione di persone maggiorenni;

  • contratti di mantenimento e vitalizi assistenziali;

  • strumenti destinati a organizzare l’assistenza e la protezione futura della persona;

  • valutazione degli effetti patrimoniali e successori delle diverse soluzioni;

  • coordinamento con il notaio per gli atti che richiedono il suo intervento.

Ogni situazione personale e familiare è diversa. Per questo una valutazione preventiva permette di individuare lo strumento – o la combinazione di strumenti – più adeguato per proteggere la persona, garantire per quanto possibile l’assistenza futura e fare in modo che il patrimonio sia destinato secondo le proprie volontà.

Pianificare significa quindi non soltanto decidere a chi lasciare i propri beni, ma soprattutto stabilire per tempo come proteggere sé stessi, il proprio coniuge e, in particolare, chi dei due rimarrà solo.

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